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Cantare con gli armonici non è una tecnica, ma un vissuto, con una forte tradizione. E’ come ascendere ad una vetta o decollare con un aereo, dove tutto è limpido, chiaro, pervaso da un’inebriante sensazione di pace e leggerezza. Chi compie questo lavoro è la cavità cranica unitamente all’attività biologica del Sistema Nervoso Centrale e all’attività non cosciente cellulare pianificatrice e gerarchica.

La postura di uno yogin e quella di un monaco tibetano non sono così differenti a uno sguardo superficiale. La differenza è che il primo punta la testa al Nord come l’ago di una bussola, l’altro contrae gli adduttori della coscia per “compattarsi” verso il basso e il dentro. Ecco spiegato il mistero della Voce Profonda Tibetana.

Molti stili importanti della tradizione (hoomi, sygit) sono legati ai primi due terzi della lingua; impossibile coordinarla e utilizzarla come l’ancia di un clarinetto per produrre armonici se non si sa coordinarla al sistema assimilo-circolatorio, ventre e cuore.

E’ difficile ottenere una vibrazione ossea soddisfacente se non si conosce la correlazione tra struttura ossea e movimento “avanti” ricettivo. Allo stesso modo risulta difficoltoso accedere pienamente all’ottimizzazione delle “mucose”, ingrediente fondamentale per i Canto in generale e il Canto Armonico in particolare.

La funzione dell’ascolto è il vero qui ed ora. Ascoltare significa mettere in comunicazione il mondo interno con quello esterno. Molto più di quello che si pensa, anche se può essere utile saper adattare l’orecchio a qualunque spazio venga fatto risuonare. Forse non conosci un segreto: il suono è allo stesso tempo materia ed essenza della Musica…

Tutto ciò di cui hai bisogno è di respirare…
Già lo fai naturalmente, e questo ti mantiene in vita. Vivere l’esperienza armonicale con il petto permanentemente aperto e una grande forza nel ventre.